23 Sep 2019

Oggi al business servono “tecnologie intelligenti”

MILANO, 23 settembre 2019 – L’era della “Multiplied Innovation”, quella che IDC definisce la seconda fase della Digital Transformation, è nel pieno della sua affermazione. Mai un’epoca ha presentato tante opportunità quanto rischi. Gestire queste sfide richiede forze multiple interne ed esterne alle organizzazioni, nuove capacità di leadership – ai CIO, ai CFO, a tutti i C-level -, prove, fallimenti e ripensamenti anche sorprendenti. Soprattutto, richiede “tecnologie intelligenti” in grado di abilitare e accelerare realmente la trasformazione e l’innovazione aziendale.

Cloud, AI & Machine Learning, Big Data & Analytics, IoT… cosa rende una tecnologia “intelligente”? IDC lo ha chiesto alle aziende partecipanti al terzo e ultimo appuntamento con l’iniziativa Digital Leaders on Stage, realizzata insieme a SAP e con il supporto di Intel, a Roma lo scorso 12 settembre.

Secondo i CIO e i digital leader delle principali aziende e istituzioni italiane, una “tecnologia intelligente” è tale se:

1.    “innova in contesti prima impensabili” (60% dei rispondenti, risposte multiple consentite),

2.    “abilita un nuovo processo” (53%),

3.    “abilita nuove esperienze cliente/utente” (48%),

4.    “trasforma un processo esistente” (43%).

In un’era in cui i mercati, le aspettative dei clienti e le efficienze operative sono oggetto di continui e improvvisi cambiamenti, le tecnologie non possono più limitarsi a velocizzare il lavoro manuale, ma devono risolvere problemi più complessi legati a una più puntuale analisi dei dati e ai processi di business, rendendo più veloci le decisioni, migliorando le operations e permettendo ai diversi ruoli aziendali di essere più coinvolti, informati e precisi nella definizione dei risultati.

Non è un caso che “tecnologie intelligenti” come quelle sopracitate traineranno la spesa globale in Digital Transformation, spesa che già cresce a un ritmo doppio del PIL mondiale e che raddoppierà di valore nell’arco di cinque anni, prevede IDC.

L’innovazione digitale come strumento per aumentare la competitività ha costituito il trait d’union dei tre eventi Digital Leaders on Stage che hanno riunito nei teatri italiani i business leader che si occupano del processo di digitalizzazione all’interno della propria organizzazione.

Nel primo appuntamento, svoltosi a Milano al Teatro Franco Parenti il 2 aprile, è andato in scena il “Sogno di una fabbrica digitale: Intelligent Manufacturing & Production Processes”, dedicato ai digital leader del mondo del manufacturing italiano. Nel secondo, il 6 giugno sempre al Teatro Parenti di Milano, è stata la volta dei CFO e dei direttori finanziari delle grandi aziende italiane (“L’importanza di chiamarsi Innovatore - Intelligent Finance: the financial data-driven enterprise”).

Nel terzo e ultimo appuntamento di settembre - “Non ci resta che il cloud: Intelligent Technology to lead your Business” -, ospiti di IDC, SAP e Intel al teatro Federico Fellini in Cinecittà a Roma sono stati i CIO e i direttori IT delle imprese e istituzioni pubbliche italiane.

Per i leader partecipanti, appare chiaro che l’innovazione tecnologica si moltiplicherà, che le piattaforme diventeranno sempre più importanti e che i dati saranno sempre più al centro della cosiddetta Intelligent Enterprise, un’impresa in grado di promuovere al suo interno la cultura dell’innovazione come fattore competitivo, cambiando l’approccio al business in una prospettiva sempre più digitale.

“Le esperienze di innovazione delle imprese italiane, raccolte sia attraverso indagini sia raccontate da CIO e manager aziendali nel corso dei dibattiti, denotano un cambio di passo significativo in termini di maturità”, sottolinea Fabio Rizzotto, Associate Vice President, Head of Research & Consulting, IDC Italia. ”Sfide e complessità crescenti non stanno frenando, anzi accrescono la consapevolezza dell’importanza, da un lato, di sfruttare il potenziale di strumenti e piattaforme innovative (Cloud, Intelligenza Artificiale ecc.), dall’altro, di accompagnare le strategie con approcci nuovi (in termini di coinvolgimento, competenze, metodologie, governance). Si inizia ad aprire anche uno sguardo più concreto nelle organizzazioni italiane su dimensioni quali misurazione, etica, sostenibilità, trasparenza, performance e automazione”.



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